Il mal di schiena come opportunità

Al Tedx di Sassari, Marco Angius ha parlato di adattabilità e di come una patologia
diffusissima possa offrirci l’occasione di ripensare le nostre abitudini.

Mal di schiena Fisioterapia Italia

L’adattabilità è la capacità di modificare le proprie attitudini e il proprio spirito per meglio aderire alle forme e alle asperità del mondo circostante. Si tratta di un concetto che, nelle sue varie sfumature, noi di Fisioterapia Italia siamo da sempre abituati a tirare in ballo. Lo facciamo perché siamo convinti che chiunque voglia davvero governare la propria vita, non possa permettersi di fossilizzarsi su abitudini e credenze reiterate 

Per questo, tanto qui, quanto nei nostri incontri dal vivo, parliamo spesso di elasticità, di flessibilità, di resilienza, di antifragilità: tutte propaggini della macro-nozione di adattabilità.

La prima edizione TedxViaCavour, che si è svolta a Sassari lo scorso 6 luglio, ha avuto quale tema portante proprio l’Adattabilità (Adaptability). Come ogni evento Tedx che si rispetti, anche in questo caso la manifestazione ha potuto contare sul prezioso contributo di speaker di assoluto rilievo. Tanto per dare un’idea del calibro, sul palco allestito nei locali di Verde Vita si sono susseguiti il trombettista Paolo Fresu, il Direttore Generale del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese, e Gianfranco Zola, tra i più grandi talenti di sempre del calcio italiano. Ma senza ombra di dubbio, uno degli interventi più apprezzati, stimolanti ed emozionanti è stato
quello del nostro Marco Angius.

A partire da un titolo che sembra essere perfino provocatorio:
Perché considerare il mal di schiena come una fortuna.

L’adattabilità è la capacità di modificare le proprie attitudini e il proprio spirito per meglio aderire alle forme e alle asperità del mondo circostante. Si tratta di un concetto che, nelle sue varie sfumature, noi di Fisioterapia Italia siamo da sempre abituati a tirare in ballo. Lo facciamo perché siamo convinti che chiunque voglia davvero governare la propria vita, non possa permettersi di fossilizzarsi su abitudini e credenze reiterate.

Per questo, tanto qui, quanto nei nostri incontri dal vivo, parliamo spesso di elasticità, di flessibilità, di resilienza, di antifragilità: tutte propaggini della macro-nozione di adattabilità.

La prima edizione TedxViaCavour, che si è svolta a Sassari lo scorso 6 luglio, ha avuto quale tema portante proprio l’Adattabilità (Adaptability). Come ogni evento Tedx che si rispetti, anche in questo caso la manifestazione ha potuto contare sul prezioso contributo di speaker di assoluto rilievo. Tanto per dare un’idea del calibro, sul palco allestito nei locali di Verde Vita si sono susseguiti il trombettista Paolo Fresu, il Direttore Generale del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese, e Gianfranco Zola, tra i più grandi talenti di sempre del calcio italiano. Ma senza ombra di dubbio, uno degli interventi più apprezzati, stimolanti ed emozionanti è stato
quello del nostro Marco Angius.

A partire da un titolo che sembra essere perfino provocatorio:
Perché considerare il mal di schiena come una fortuna.

Angius, a ben guardare, parla di eterogenesi dei fini. Ovvero del principio, coniato dallo psicologo tedesco Wilhelm Wundt alla fine dell’Ottocento, secondo cui le cose non vanno mai nel modo che abbiamo immaginato. Quante volte, guardando con occhi sempre infantili i fuochi d’artificio che annunciavano l’arrivo del nuovo anno, abbiamo pensato che tutto, da quel momento in avanti, sarebbe andato meglio, che avremmo potuto risolvere qualsiasi problema, che saremmo stati in grado di superare di slancio ogni ostacolo che ci si parasse davanti. In quei momenti, mentre osserviamo uno spettacolo pirotecnico, per l’appunto; o mentre attendiamo fuori da una porta chiusa la persona di cui ci siamo innamorati; o mentre fantastichiamo sulla perfezione del nostro
futuro lavorativo, può capitarci di abbandonare, più o meno inconsciamente, la prospettiva
razionale a favore di quella desiderata. Poi però, davanti a tutti noi, c’è una realtà effettiva con cui,
prima o poi, bisogna fare i conti.

Angius parla proprio di questo: della necessità di adattarsi agli eventi. Ma non lo fa in maniera astratta. Anche perché Marco, sulla ribalta di Tedx, racconta innanzitutto la storia di Pierluigi, suo fratello maggiore, e di come, a causa di un’insufficienza d’ossigeno patita negli istanti immediatamente successivi alla sua nascita, abbia subito una lesione cerebrale permanente.
La vita di Marco, così come quella di Pietro e Luisa, i suoi genitori, sono state profondamente condizionate da questo evento. Basti pensare che lui, da bambino, invece di passare le mattinate all’asilo, le trascorreva nel centro riabilitativo in cui medici e fisioterapisti si prendevano cura del fratello. A Marco però piaceva stare lì. Soprattutto gli piaceva osservare la grazia e la determinazione con cui gli operatori sanitari del centro lavoravano sulle articolazioni e sui muscoli di tanti bambini meno fortunati di lui; modificandone, a poco a poco, le posture.

Marco ricorda bene che quando quei bambini riuscivano a fare un passo o ad aprire le braccia o a compiere nuovi movimenti, la loro prima reazione era sorridere. E Marco se li ricorda bene quei sorrisi, sempre pieni di sorpresa e di speranza.

La riflessione di Marco Angius, non solo in quanto futuro fisioterapista, ma anche in quanto bambino che cresce e che si scopre uomo, ha dunque cominciato ad articolarsi. Tra le domande che gli si affastellavano in testa davanti allo spettacolo di quei bambini sorridenti, ce n’era una che sembrava essere più importante delle altre.

E cioè: quanto conta davvero il sorriso di Pierluigi nel suo processo di cura e di miglioramento fisico?

E, in senso inverso, che connessione può esistere tra un cambio di postura e la qualità dello stato d’animo?

 

Ognuno di noi, dice Angius, può fare un piccolo test su se stesso: provate a chiudere il vostro corpo, chinando il capo e spostando le spalle in avanti. Ora provate a immaginare qualcosa di bello, qualcosa, come dice lui, “che sappia di vaniglia”. Se non ci riuscite, provate ora un’esperienza opposta: aprite il vostro corpo, spingetelo in alto, espandetelo quanto più possibile.
E di nuovo: provate a pensare a qualcosa che vi piace e che vi fa stare bene. Probabilmente, in questa seconda posizione, produrre un pensiero positivo sarà molto più facile.

Il fatto, dice Angius, è che i pensieri non sono nuvole; i pensieri sono chimica. Eh sì: perché le diverse posture che imponiamo al nostro corpo, così come pure le parole che ci vengono rivolte, il modo in cui veniamo trattati e quello in cui trattiamo noi stessi, provocano reazioni chimiche nel nostro organismo. I pensieri allora producono dopamina, serotonina; o magari cortisolo, l’ormone dello stress.

Dipende da noi, insomma; e dalla posizione che scegliamo per stare al mondo, per occupare i nostri spazi. E questo, sia chiaro: lo afferma la scienza, non la letteratura d’evasione.

Non è tutto: Angius dice che ciascuno di noi possiede uno strumento che serve proprio a regolare le emozioni e che è chiaramente connesso con movimento e postura del corpo. Questo strumento è la respirazione. Ed è uno strumento prodigioso. Peccato solo che, per lo più, oltre a non conoscerne le potenzialità, non sappiamo come utilizzarlo.

Marco Angius su questo punto è assolutamente chiaro: noi non conosciamo il nostro corpo, non sappiamo come funziona e non siamo capaci di usarlo correttamente. Di conseguenza non riusciamo ad adattare il circostante alle sue esigenze.

Si parlava di adattabilità, per l’appunto. Ebbene: l’uomo è riuscito a piegare l’ecosistema del pianeta sul quale vive ad ogni sua esigenza e speculazione. E lo ha fatto rischiando catastrofi e altri innumerevoli effetti collaterali. Ma, d’altro canto e del tutto paradossalmente, quello stesso uomo sembra non sia stato capace di adattare la sua scrivania, il suo computer, la sua sedia, alle esigenze specifiche del proprio organismo. Per ignoranza, più che altro. Visto che, da seduti, trascorriamo circa 15 ore di ogni nostra giornata.

Il mal di schiena è una patologia che colpisce pressoché ogni essere umano. Basti pensare che il 95% della popolazione, almeno una volta nella vita, ne soffre in maniera grave. In altre parole: se non ti è già successo, ti succederà.

Inoltre, gli studi di settore mostrano che, negli ultimi anni, il mal di schiena tra bambini e ragazzi è in costante aumento. Soprattutto perché i più giovani sono costretti a studiare utilizzando postazioni pensate per gli adulti. Senza contare che il corpo di un bambino di 5 o 6 anni non è affatto predisposto a passare ore e ore seduto.

E allora ecco perché il mal di schiena potrebbe trasformarsi in un’opportunità per ciascuno di noi. Perché è l’indice di qualcosa che non va. Perché un minimo di consapevolezza rispetto ad un problema che riguarda una larghissima fetta dei nostri simili, può aiutarci a scendere, come dice Angius, dalla ruota del criceto.

Quando Pietro e Luisa, i genitori di Marco e di suo fratello Pierluigi, hanno saputo che un evento inatteso e sfortunato li avrebbe costretti a riformulare la loro vita, hanno comunque deciso di scommettere sull’idea di famiglia che avevano tanto a lungo cullato. E lo hanno fatto adattandosi, curvando se stessi lungo il profilo della realtà. Noi tutti siamo in grado di farlo: sapersi adattare è una delle principali prerogative dell’essere umano.

Dobbiamo solo decidere se vogliamo adattarci in modo attivo, oppure se farlo passivamente, come quando sottoponiamo il nostro fisico, giorno dopo giorno, a ore e ore di scrivania.

Marco si emozionava quando vedeva suo fratello che, muovendo il corpo, sorrideva. Per questo ha deciso di diventare fisioterapista. E di imparare l’arte dell’adattamento. Del resto, la fisioterapia è essa stessa una metafora dell’adattamento. Perché è proprio questo il suo obiettivo: produrre un insieme di azioni guidate che ci permettano di reagire ad eventi inattesi.

E di andare avanti.

Adattandoci.

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